Finalmente è arrivata l’ora di Hans Flick

Hans Flick

Per gran parte della sua carriera di allenatore è stato dietro le quinte, lontano dai riflettori. Finalmente è giunto il suo momento

La strana storia del mister campione d’Europa in carica, salito alla ribalta solo a 55 anni.
È la dimostrazione che a volte, anche in grandi club, non serve prendere il “nome”, ma “l’uomo”.
L’uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto.
Serve però che qualcuno creda in te.
Ed è ciò che ha fatto il Bayern quando, dopo Guardiola e Ancelotti, aveva frettolosamente puntato su Kovac, per poi capire che non era l’allenatore giusto.
Così, Rummenigge ha un’intuizione: perché non dare intanto fiducia ad un uomo di calcio oltre che ex giocatore del club che già conosce i ragazzi come l’allenatore in seconda Hans Flick?
Il buon vecchio Kalle gli lancia così una sfida: “facci vedere che non ci siamo sbagliati e questa panchina non sarà tua solo quest’anno…”.
Ci credevano, conoscevano il bagaglio tecnico e umano di Hans Flick, ma non che potesse spingersi così oltre.
“Credevo in lui, ma la sua esplosione è stata una vera sorpresa. Di solito il calcio tedesco non è così offensivo, ma Flick offre un calcio davvero speciale, ha cambiato tutto. Ha messo la squadra in riga ed è riuscito a creare una grande intesa con i ragazzi. Sono andato nello spogliatoio dopo la partita con il Barcellona. Dopo una vittoria così mi sarei aspettato di trovare una festa, invece ho trovato una squadra tranquilla e già concentrata in vista della prossima partita. Flick ha cambiato veramente tutto”.
Come ha cambiato improvvisamente anche la sua vita…
Flick è stato un calciatore infaticabile, buon mediano di rottura che giocò nel Bayern degli anni ottanta per cinque anni, vincendo quattro campionati e arrivando in finale di Coppa Campioni, persa poi con il Porto. Talmente infaticabile che ha logorato precocemente il suo fisico purtroppo, tanto da lasciare a soli 27 anni.
Inizia da subito ad assaporare la panchina nel doppio ruolo di calciatore-allenatore in un club della quinta divisione e poco dopo apre un negozio di articoli sportivi.
Poi l’Hoffenheim, che allora stazionava in quarta serie, crede in lui e gli offre la panchina. Vince il campionato, ma non riesce nel doppio salto nonostante le cinque stagioni alla guida del club.
Dopo l’addio, passa mezza stagione al Salisburgo come assistente di Trapattoni: “forse dava troppa importanza alla fase difensiva, ma mi ha insegnato moltissime cose di tattica e nel rapporto con i giocatori” dirà.
Aveva già le idee chiare, ma aveva anche bisogno dell’occasione giusta, che però tarda ad arrivare.
Nel 2006 inizia così la lunga esperienza come assistente di Joachim Loew sulla panchina della Nazionale. Loew conosce il grande valore di Flick, gli da piena fiducia e “poteri“ tattici-gestionali, pur rimanendo quest’ultimo sempre in seconda linea. E se penso al fatto che lui fosse presente sia nella “preparazione tattica” nello storico 7-1 al Brasile che nell’altrettanto umiliante 8-2 di qualche settimana fa al Barça, forse forse…
Durerà fino al 2014, poi dopo il
mondiale diventa direttore sportivo di tutte le Nazionali fino al gennaio 2017, quando interrompe il contratto con la federazione per “motivazioni personali”.
Nel 2017 viene chiamato dal suo ex presidente dell’Hoffenheim per fare da chioccia al giovane predestinato Nagelsmann. Anche lì, i risultati ottenuti parlano chiaro.
Ma a luglio 2019 ecco la chiamata che non ti aspetti: il Bayern Monaco ti vuole come assistente a Niko Kovac, “c’è bisogno di un uomo di calcio a 360º e che sappia incarnare bene lo stile del club” gli fanno sapere.
Hans accetta probabilmente senza grosse ambizioni personali, uno della sua esperienza sa bene qual è il suo reale ruolo.
Ma poi capita che Kovac viene esonerato e il Bayern, invece di prendere “nomi” o allenatori più “abituati” ad allenare, in quel momento punta su di te e ti dà, a 55 anni, l’opportunità della vita.
Il resto è storia.
Storia di un Triplete e di una cavalcata indimenticabili, firmati Hans-Dieter Flick.
Luigi Potacqui
Ho creato Romanzo Calcistico. Ho scritto per Sonzogno "La magia del numero 10", perché il 10 è davvero un numero magico. Poi, non contento, ho scritto “Settimo Cielo”, il romanzo dei numeri 7. Perché vedere giocare Garrincha, George Best, per arrivare fino a Cantona e a CR7, non puoi che sentirti in paradiso.
https://www.romanzocalcistico.com

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