La triste storia di “Appie” Nouri

Nouri
Un sogno spezzato, all’improvviso, un pomeriggio afoso austriaco a Innsbruck.
L’8 luglio del 2017, durante un’amichevole precampionato tra gli olandesi dell’Ajax e i tedeschi del Werder Brema, la vita del talento ventenne marocchino dei lancieri Abdelhak “Appie” Nouri cambia del tutto.
È il minuto 72 quando si accascia lentamente a terra: la paura prende il sopravvento in campo, le immagini sono drammatiche. Alcuni calciatori si accorgono subito della gravità del momento.
Piangono, pregano, ma il ragazzo non si riprende.
Appie è stato colpito da un arresto cardiaco, entra in coma, e la diagnosi successiva dei medici è tragica: danni cerebrali permanenti.
Dopo quasi tre anni non ci sperava più nessuno in un suo risveglio.
Lui, però, non ha mollato. Ha lottato, si è svegliato, ed è incredibilmente tornato cosciente.
“Da quando è tornato a casa sta molto meglio. Ha capito dov’è, mangia, ma non può alzarsi dal letto. Nei giorni buoni riusciamo anche a parlare con lui. A volte si commuove a volte sorride. E in quelle occasioni apprezzi davvero l’importanza di un sorriso…”.
La notizia di Nouri a casa, fuori dal coma, è stata annunciata euforicamente da molti suoi amici, ex compagni e colleghi. Alcuni di loro lo hanno fatto scendere lo stesso in campo in qualche modo in questi anni.
E continueranno a farlo.
Da Amrabat a Veltman, da Amin Ounas a Justin Kluivert, passando per Aarhus e Van de Beek, appena passato al Manchester Unites: maglia numero 34, nel segno di quel funambolo do origini nordafricane tutto tecnica e fantasia di Appie Nouri, tra i più grandi talenti della sua generazione, fermato solo da un terribile destino.
Luigi Potacqui
Ho creato Romanzo Calcistico. Ho scritto per Sonzogno "La magia del numero 10", perché il 10 è davvero un numero magico. Poi, non contento, ho scritto “Settimo Cielo”, il romanzo dei numeri 7. Perché vedere giocare Garrincha, George Best, per arrivare fino a Cantona e a CR7, non puoi che sentirti in paradiso.
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