Le magiche notti europee di sua maestà… Kakà

Kakà

Una di quelle sere dove Ricardo Kakà decideva di vincerle da solo

Nel calcio ci sono azioni, iniziative o giocate individuali che cambiano irreversibilmente il corso degli eventi e possono modificare la storia di un intero club.

E quella sera proprio l’improvvisa azione solitaria di uno strabiliante brasiliano, noto al mondo come Kakà, sarà la svolta decisiva per una stagione indimenticabile.

Sono gli ottavi di finale di Champions League e il Milan ci arriva da primo del suo girone e da assoluto favorito, visto che gli avversari sorteggiati sono gli scozzesi del Celtic Glasgow.
Una squadra con alcuni buoni elementi, come Shunsuke Nakamura e Vennegor of Hesselink: ma nessuno punterebbe un euro sul loro passaggio del turno.
Dopo lo 0-0 maturato all’andata, al ritorno la musica non cambia: il Diavolo attacca per 90 minuti ma non riesce a scalfire la granitica difesa disposta in maniera perfetta dal tecnico Gordon Strachan.
Si va così ai supplementari, il Milan è fisicamente e mentalmente alle corde.

Il pensiero della beffa balugina sempre più nella testa di giocatori e tifosi.

Al rientro in campo, infatti, il Celtic si porta subito nella metà campo avversaria, pronto a sferrare l’attacco decisivo da un momento all’altro.
Ma non ha previsto la giocata del campione rossonero.
L’infaticabile Massimo Ambrosini recupera un pallone al limite dell’area e serve Kakà, posizionato all’altezza del centrocampo e pronto a ripartire.

Riki si infila lo smoking e inizia una danza memorabile verso la porta difesa dal polacco Boruc.

Si fa sessanta metri palla al piede come se niente fosse, salta in velocità l’intera opposizione scozzese e, a tu per tu con il numero 1 avversario lo trafigge con un rasoterra perfetto.
San Siro è una bolgia, il Celtic è tramortito: grazie all’insperata giocata del brasiliano il Milan è ai quarti di finale della massima competizione continentale.
Ma questo è solo il prologo di una storia incredibile che porterà, qualche mese più tardi, i rossoneri alla famosa vendetta di Atene sul Liverpool e Kakà a vincere il Pallone d’oro.

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