Javier Zanetti, capitano gentiluomo

Dal profilo IG di Javier Zanetti

Riviviamo la carriera del campione nerazzurro, capitano di mille battaglie

“Ponga huevos hombre” (tira fuori gli attributi uomo).

Sono queste le parole pronunciate da Rodolfo Zanetti a suo figlio Javier, in un momento di sconforto dopo un rifiuto calcistico. Da quando scelse di abbracciare il calcio, infatti, Javier ha giocato per anni nelle giovanili dell’Independiente, prima di essere scartato.

Sono sette, infatti, le stagioni che il giovane argentino passa alla corte dei diablos rojos. Poi, la batosta.

Troppo gracile dicono. Un ragazzo dall’ottimo potenziale, ma, a detta di alcuni, probabilmente incapace di effettuare il grande passo.

Quello decisivo, quello che invece “Pupi” – soprannome che gli affibbieranno – riuscirà anni dopo a realizzare prima in patria, con Talleres e Banfield, poi in Europa, con un’unica maglia come seconda pelle, quella nerazzurra dell’Inter.

 

Sacrifici

E pensare che a soli 14 anni la sveglia del giovane argentino originario di Buenos Aires, era fissata alle 4 del mattino. Non un minuto di più, perché ad attenderlo vi era la quotidiana distribuzione del latte nei supermercati (circa 3 ore di lavoro). Poi, alle 8 in punto, Javier entrava a scuola.

Nel pomeriggio, invece, avveniva la magia. Dopo aver preparato il borsone, dritto agli allenamenti. Quelli che sognava sin dalle prime ore del mattino, quelli che un giorno gli avrebbero permesso di tramutare il suo sogno in realtà.

Non è bastato quindi un “no” ricevuto dalla propria squadra del cuore (l’Independiente) per tarpare ali e ambizioni al affamato terzino classe ’73.

Presto, infatti, sarebbe arrivata la chiamata del Talleres.

 

Crescita

Il Talleres, piccolo club di seconda divisione della città di Remedios de Escalada, lo accoglie nelle sue giovanili, per poi promuoverlo dopo solo un anno in prima squadra.

Le grandi qualità di Zanetti, abbinate alla sua dedizione, gli permettono quindi di ritagliarsi uno spazio tra i grandi.

È solo l’inizio: da lì, sarebbe prima arrivato il primo contratto da professionista, poi, nel giro di pochi mesi, l’interessamento di una squadra di Primera Division: il Banfield.

Nel 1993 viene ufficializzato il trasferimento nell’El Taladro, dove Javier inizia a sfornare prestazioni di grande livello, mettendosi in mostra nel ruolo di terzino sinistro.

Allenamento dopo allenamento, partita dopo partita.

Con una marcia spedita che gli permette dopo solo una stagione di cambiare nuovamente aria. Questa volta direzione Europa.

O meglio, Italia.

 

Inter

Innamorarsi del lato umano di una società: è questa la frase emblematica che Zanetti (oggi dirigente dei nerazzurri) ripete ad ogni intervista quando si parla della sua Inter. Come se ci fosse un’alchimia che va ben oltre il calcio, come se l’amore a prima vista esistesse non solo tra gli esseri umani.

Javier diventa ufficialmente un giocatore dell’Internazionale nel 1995, presentato insieme all’altro giocatore sudamericano che avrebbe dovuto essere il vero colpo tra i due: Sebastián Rambert. Solo che dell’esterno d’attacco non si ebbe alcuna traccia, se non una misera presenza in Coppa Uefa, mentre di Javier Zanetti se ne conteranno 858 in nerazzurro in diciannove lunghi anni.

Basteranno poche settimane per comprendere le qualità del futuro capitano interista. Non a caso Giuseppe Bergomi (che capitano lo era già) dichiarerà in futuro come a lui bastò assistere ad un allenamento per capire la caratura del giocatore che aveva davanti. E il tempo avrebbe dato ragione allo “Zio”.

 

Vittorie

Strapotere fisico, intelligenza tattica e spregiudicatezza. Sono questi i valori che accompagnano in campo Javier negli anni. Il tutto, affiancato da una grandissima professionalità, e da un forte spirito di sacrificio mostrato sin da subito.

Senza dimenticare, ovviamente, quelle cavalcate palla al piede capaci di far tremare ogni difesa. In ogni stadio, in ogni frangente.

In quello che appariva come un fulmine a ciel sereno, in quell’immagine che il popolo nerazzurro mai potrà dimenticare.

Se si parla di record, inoltre, difficilmente non si può fare il suo nome. Zanetti, infatti, è il calciatore con più presenze (858 in tutte le competizioni) e il giocatore più vincente della storia del club (16 trofei). Tra questi, ovviamente, la tanto sognata Champions League del 2010.

In quell’annata magica, in quel Triplete (Campionato, Champions League e Coppa Italia) che rimarrà per sempre segnato nei libri di storia del calcio italiano (l’unica ad esserci riuscita).

 

Oltre la propria fede

Campione sul campo quindi, grazie alla sua lealtà e sportività, ma campione anche fuori. Sono molte, infatti, le iniziative benefiche organizzate in prima persona da Zanetti. Su tutte, la “Fundacion PUPI”, organizzazione no-profit incentrata sull’aiuto dei bambini più poveri.

Per garantir loro un futuro migliore, per cercare, attraverso la solidarietà, di abbattere i confini dettati dalle disparità economiche e sociali.

Una causa più che nobile, un biglietto da visita perfetto per un calciatore che va oltre la fede di un appassionato di calcio. Javier Adelmar Zanetti: capitano gentiluomo.

 

 

Pietro Caneva
Mi sono occupato dell'intera stesura di "Domenica alle 15. Il calcio al tempo dei social" di Luca Diddi (ex Match Analyst dell'Hellas Verona e CEO di Calciatoriignoranti)

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