La prima storica volta agli ottavi di Coppa d’Asia di Siria e Palestina va oltre il calcio

C’è un giornalista siriano che piange e abbraccia l’interprete davanti al commissario tecnico Héctor Cuper dopo averlo intervistato. Ci sono calciatori palestinesi che con gli occhi lucidi esultano a fine gara con le braccia incrociate, come nel fumetto di Handala, l’eterno bambino mostrato di spalle e con le mani intrecciate creato come simbolo della resistenza palestinese dal vignettista Naji al-Ali, assassinato nel 1987.

Già, perché purtroppo la storica prima volta di Siria e Palestina qualificate agli ottavi di Coppa d’Asia va oltre il calcio.


Paesi martoriati

La Siria sta vivendo un’infinita guerra civile che ha fatto contare quasi un milione di morti e tantissimi profughi. Guerra che è ormai giunta al suo tredicesimo anno e, in molte zone, i bisogni umanitari sono ancora elevatissimi. Secondo l’Onu, il 90% della popolazione vive sotto la soglia della povertà.

In Palestina, invece, sono circa 25mila i civili rimasti uccisi dai bombardamenti che Israele sta portando avanti dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre: quasi tre volte di più dei morti messi insieme negli ultimi 15 anni secondo quanto riporta Cnn.

Secondo i dati, circa il 70% delle persone uccise nella striscia di Gaza sarebbero donne o bambini.

Sono circa 70, invece, i calciatori palestinesi rimasti uccisi dall’inizio del conflitto. Il conto sale se si considerano anche tecnici e preparatori. Pochi giorni fa la federazione palestinese ha comunicato il tragico decesso del CT della nazionale olimpica, Hani Al-Masdar, ex calciatore. Alcuni calciatori convocati non hanno potuto rispondere alla chiamata perché impossibilitati o perché in lutto per la perdita dei familiari. 

Una situazione tragica, che da quelle parti sembra non avere mai fine.

Volevamo a ogni costo questa qualificazione. – ha detto commosso a fine partita il capitano Musab Al-BattatCe l’abbiamo fatta. È una vittoria per la gente della Palestina che soffre ingiustamente…”.

Alla terza partecipazione, i “leoni di Canaan” – così vengono chiamati i calciatori della Palestina – accedono al turno successivo i gironi per la prima volta.

La Siria, invece, è la settima volta che gioca la competizione, ma anche per lei è la prima qualificazione agli ottavi.

Le nazionali di calcio di Siria e Palestina, quindi, – anche se dopo aver letto le notizie e i dati terrificanti che arrivano dai fronti conta veramente poco – hanno comunque riscritto la storia in questa coppa D’Asia con la qualificazione agli ottavi di finale, regalando un bagliore di luce, seppur sottilissimo, alle due popolazioni martoriate da guerre, continui assassini di civili e distruzioni che non dovrebbero mai esistere. In nessuna parte del mondo.

Luigi Potacqui
Ho creato Romanzo Calcistico. Ho scritto per Sonzogno "La magia del numero 10", perché il 10 è davvero un numero magico. Poi, non contento, ho scritto “Settimo Cielo”, il romanzo dei numeri 7. Perché nel vedere giocare Garrincha, Meroni o George Best, per arrivare fino ai giorni nostri con CR7, non puoi che sentirti in paradiso.
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